Saturday, January 14, 2012

Liberalizzazione dei taxi. La torta e la mano invisibile del pasticcere




di Giacomo Reali
Su Forbes, qualche giorno fa, è stato pubblicato un articolo in cui è stato tradotto un estratto dal Corriere della Sera che riportava, in relazione a una recente segnalazione dell’Antitrust a governo e parlamento, la proposta dell’Istituto Bruno Leoni di liberalizzazione del trasporto taxi.La proposta, già depositata in parlamento nel 2006, è stata ripresentata lo scorso 21 dicembre dal deputato Gianni Vernetti (API) e si basa sull’aumento delle licenze in circolazione e sulla concessione di una nuova licenza gratuita ai tassisti già operanti nel mercato: un creativo e razionale compromesso tra la necessità e la giustizia incontrovertibile di aprire il mercato alla concorrenza e l’interesse altrettanto legittimo dei tassisti di continuare a gestire la loro licenza come un capitale.
Intanto, nel dibattito pubblico è stata posta la questione del “perché andare a disturbare i poveri tassisti, quando i settori da liberalizzare che contano di più sono altri come energia, ferrovie, poste, ecc.?”
Ma una cosa non esclude l’altra (e il decreto annunciato dal governo dovrebbe fare altrettanto) e se è vero che la liberalizzazione di alcuni settori strategici avrebbe un impatto più significativo, da ciò non segue che sia allora da rimandare o evitare quella del servizio taxi. E non è nemmeno vero che sarebbe un danno per i tassisti.
Dai commenti postati all’articolo comparso su Forbes si può risalire ad alcune differenze in termini di regolamentazione dei taxicabs negli Stati Uniti e sembrerebbe che alcune città americane, quanto a deregulation e quindi a prezzi e qualità del servizio di trasporto taxi, se la passino molto meglio di altre. È il caso, per esempio, di Phoenix, Arizona, dove la liberalizzazione ha portato a un apprezzabile calo dei prezzi, a un incremento dell’efficienza del servizio e, con qualche aggiustamento introdotto dall’amministrazione locale, anche alla garanzia della sicurezza. È una “open entry city” per i tassisti, i quali differenziano l’offerta del loro servizio per conto di agenzie o gestendone loro stessi una.
A New York, invece, la resistenza della categoria è così forte che nonostante le tariffe inaccessibili per molti abitanti e  le risapute inefficienze in diverse zone della città, a danno specialmente dei ceti più poveri e dei disabili, ci sono circa 1100 licenze in meno in circolazione dal 1937 e in ottobre 2011 il prezzo di una medallion (la licenza dei tassisti neworkesi) è arrivato a 1 milione di dollari, una “pura posizione di rendita” secondo gli economisti americani.
La letteratura – che non è solo quantitativamente, ma qualitativamente (poiché in prevalenza economica) a favore della liberalizzazione – fornisce studi teorici ed empirici che dimostrano che la concorrenza creata dall’apertura del mercato:
abbassa le tariffe;
eleva la qualità del servizio (decoro, affidabilità, sicurezza, onestà);
crea nuove nicchie di mercato più su misura per clienti con esigenze particolari, come i disabili;
come conseguenza di 1, 2, 3 aumenta la domanda.
L’analisi di particolari casi, inoltre, mostra come sia falso che la liberalizzazione sia la causa di fenomeni di fallimento di mercato e sovrabbondanza – che è pur vero che in alcuni casi si sono verificati – e dimostra che il mercato trae beneficio non da “se” ma da “come” avviene la liberalizzazione.
Ritornando al caso italiano, il “Parlamentino” dei tassisti, che riunisce 19 sigle fra sindacati e cooperative del settore, ha indetto lo sciopero nazionale per il 23 gennaio.
È stato deciso di adottare una posizione di resistenza forzata e un atteggiamento acritico rifiutandosi di valutare come si procede a liberalizzare. Eppure, proprio la qualità della liberalizzazione proposta dall’Istituto Bruno Leoni creerebbe delle condizioni vantaggiose sia per i tassisti già sul mercato, sia per i consumatori.
Ricevere una seconda licenza, come viene proposto, per i tassisti che già ne possiedono una non solo sarebbe la compensazione della perdita di valore della prima licenza, ma aprirebbe anche alla possibilità di gestire la seconda come un capitale da investire: vendendolo oppure affittandolo, aumentando quindi il volume d’affari e, per i più propensi alla libera intrapresa, anche l’imprenditorialità della propria attività.
La preoccupazione principale può essere riassunta in una considerazione fatta da un tassista che, intervistato da Ballarò, si è espresso affermando che “la torta è sempre quella” e quindi dividerla ulteriormente non può che svantaggiare l’attuale categoria tassinara.
Ma se di torta si parla, allora il tassista sbaglia a considerarla come rappresentativa della scarsità di lavoro per i tassisti. Le risorse scarse – stabilite in numero fisso – sono le licenze, quindi i taxi, non i clienti. Al contrario, all’aumentare del numero dei taxi i prezzi scendono e aumentano anche i consumatori, che significa nuove fette di mercato, nuove fette di torta.
Dunque, la liberalizzazione non produrrebbe danni ma nuove opportunità: nuovi clienti per i tassisti,  nuove possibilità di lavoro per i newcomers, servizio più efficiente e tariffe più basse per i consumatori, crescita economica nell’interesse collettivo grazie a un irrimandabile aumento di libertà economica (oggi L’Heritage Foundation ci ha informato che l’Italia è scesa al 92° dell’Index of Economic Freedom 2012).
Se, però, si inizia a dire che si sta andando “contro” i tassisti, che sono il “capro espiatorio delle liberalizzazioni” e che non fa la differenza come la farebbe intervenire su altri monopoli più importanti, si rischia il solito immobilismo del “prima quello, no prima quell’altro e ci sarebbe quell’altro ancora…”, si finisce allora che non si va da nessuna parte: è il caso di dirlo se si pensa a quando si attende un taxi in una giornata di pioggia o in altri casi frequenti di asimmetrie tra domanda e offerta.
A proposito, anche l’economia comportamentale fornisce argomenti a favore della liberalizzazione dei taxi. È stato condotto uno studio proprio sul comportamento economico dei tassisti di New York, che spiega perché nei giorni di maggiore domanda ci sia sistematicamente meno offerta di taxi. È stato osservato che i tassisti tendono a stabilire per ogni giornata un obiettivo di guadagno, raggiunto il quale terminano il servizio. Così capita che lavorano meno ore proprio nei giorni di maggior richiesta quando, infatti, riescono in meno tempo a raggiungere il loro obiettivo di guadagno quotidiano. Se si considera il calcolo economico, i tassisti dovrebbero calibrare lavoro e tempo libero in modo tale da lavorare di più quando il tasso di salario è più alto e consumare più tempo libero quando quest’ultimo “costa meno”, cioè quando il salario a cui si rinuncia è più basso, ma è risultato che avviene regolarmente il contrario.
La risposta dell’economia cognitiva è che gli individui, diversi dall’homo economicus, tendono a considerare la disutilità di una perdita maggiore dell’utilità di una vincita delle stesse dimensioni; è la Prospect Theory che è valsa a Daniel Kahneman, insieme a Vernon Smith, il Nobel per l’economia e per la quale il fallimento nel raggiungere l’obiettivo di guadagno della giornata è percepito da tassisti come una perdita da evitare lavorando più a lungo; mentre il superamento dell’obiettivo è percepito come una vincita, ottenuta la quale i tassisti sono meno incentivati a continuare il servizio.
La risposta della politica economica dovrebbe invece essere liberalizzare, perché la mano invisibile di Adam Smith del libero mercato, diversamente, non smette mai di lavorare.

6 comments:

uniroma.tv said...

Sulla protesta dei tassiti al Circo Massimo noi abiamo realizzato questo video.
http://www.uniroma.tv/?id=20377

Associazione UtentiTaxi said...

Ciao Erika. Abbiamo da poco costituito la prima associazione consumatori in Italia che tutela gli interessi degli utenti del servizio taxi. Ti prego di visitare il nostro sito www.utentitaxi.it e spero che ti iscriverai presto alla nostra associazione!!!

Umberto

laura said...

vorrei farle notare che nel caso specifico del giorno di pioggia che lei a riportato non è l'aumento della domanda a rendere inefficiente il servizio ma la totale paralisi della città che tra l'altro determina un danno economico nei confronti del fruitore del servizio che si ritrova a pagare una corsa maggiorata e del tassista che fa meno corse e le assicuro che non c'è compensazione ne in termini di incasso ne in quelli di salute.

Anonymous said...

salve, sono un tassista di Trieste,sembra che in questo blog vi basate su teorie generiche secondo voi universali su come "liberalizzare" il servizio taxi. La proposta dell'Istituto B.Leoni, dimostra proprio di essere stata scritta da tecnici che non hanno contatto con la realtà. Il taxi è un servizio pubblico, tale deve restare, con delle tariffe fisse regolate dal tassametro e decise dal comune, che decide anche il numero delle licenze. Ogni tassista può avere solo una licenza e una vettura legata ad essa, non può assumere dipendenti ma far lavorare solo collaboratori familiari. Tutte queste regole e limiti sono stati concepiti per tutelare gli utenti dei taxi,ve lo immaginate una trattativa per ogni corsa?, ma anche il traffico cittadino, se il numero delle licenze fosse libero le città sarebbero bloccate da taxi,ogni disoccupato, a ragione, si metterebbe a fare il tassista. A Trieste in certe ore, non trovo un parcheggio-taxi dove fermarmi e sono costretto a girare per la città inquinando e creando traffico. Se io, cittadino mi trovo in una via 3 farmacie vicine o 3 studi di avvocati non ho nessun disagio ma se mi ritrovo le
strade piene di auto bianche che cercano disperatamente qualche cliente...
Potrei continuare con mille esempi,
perchè le tariffe dovrebbero diminuire? perchè il servizio dovrebbe migliorare ? Se si continuerà con questa deregolamentazione, il servizio peggiorerà sotto ogni aspetto..
Sono disposto a spiegarne i motivi su ogni singola questione.
Saluti

Mario Alberti said...

un bel thread su tripadvisor sull'argomento http://www.tripadvisor.co.uk/ShowTopic-g187791-i22-k5795096-Beware_of_roman_taxi-Rome_Lazio.html

Mario Alberti said...

http://www.tripadvisor.co.uk/ShowTopic-g187791-i22-k5795096-Beware_of_roman_taxi-Rome_Lazio.html un bel thread su tripadvisor